Economia e Finanza

A cura di Mario Calvo-Platero

• Valutazioni congiunturali e politiche sugli Stati Uniti •


A tre mesi dalle elezioni di metà mandato, Donald Trump ha operato lo scorso luglio soprattutto sul fronte europeo, scatenando come è sua tradizione polemiche e tensioni, ma chiudendo allo stesso tempo alcune partite chiave aperte sia sul fronte economico che su quello politico. Il vertice Nato; il passaggio in Inghilterra con dichiarazioni provocatorie antieuropee; il vertice di Helsinki con Vladimir Putin; la soluzione (apparente) dello scontro con Bruxelles, (confermato che la “guerra” è sempre stata negoziale e mai commerciale) hanno rafforzato nell’opinione pubblica americana l’immagine di Trump come un leader

efficace che tutela gli interessi americani all’estero. In questo quadro per l’Italia potrebbe esserci l’opportunità di ritagliarsi un ruolo e la visita a Washington del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte conferma l’interesse americano per Roma: Trump, parlando di commercio con il nostro avanzo di 31 miliardi di dollari nei confronti degli USA, ha dato un semplice buffetto a Conte: “Ci metteremo d’accordo” ha detto mentre ad altri ha urlato cose indicibili. Trump ha anche confermato il suo interesse per la condotta trans adriatica che ha per l’America una valenza strategica.

C’è stata anche la visita del segretario di Stato Mike Pompeo in Corea del Nord. I messaggi in arrivo da Pyongyang continuano ad essere contraddittori con rimbrotti retorici improvvisi in arrivo direttamente da Kim Jon Un che ha rifiutato il 7 luglio scorso di incontrare Pompeo e lo ha addirittura accusato di avere un comportamento da “gangster”. Alla fine Pompeo, che ha risposto a tono e ha minimizzato le differenze politiche, ha incontrato il generale Kim Jong Chol. Le esternazioni nordcoreane “Trump style” in genere rientrano nel giro di poche ore, come in effetti è successo con una dichiarazione verso la fine del mese. Allo stesso tempo fonti dell’intelligence americano confermano che Pyongyang ha ripreso la costruzione dei missili balistici intercontinentali ICBM. Trump non è intervenuto direttamente, si attende ora l’arrivo di Kim Jong Un a New York per gli incontri dell’Assemblea Generale dell’ONU e un possibile nuovo incontro a due. Ma alla luce degli altri sviluppi di luglio la partita con la Corea del Nord è passata in secondo piano.

Sul piano interno il Presidente americano ha ingaggiato battaglie decisive che hanno come obiettivo quello di mobilitare i conservatori di varia estrazione attorno ai candidati repubblicani per le elezioni del 6 novembre. La più recente e la più controversa perchè rievoca una

mossa che si rivelò devastante per Richard Nixon ai tempi del Watergate, è stato un tweet che chiede al segretario per la Giustizia Jeff Session di interrompere l’inchiesta del procuratore Mueller sul Russia Gate. La cosa potrebbe avere gravi implicazioni istituzionali anche perchè Session si è ricusato dal caso Russia Gate.

La richiesta di Trump con un tweet resta ambigua e informale, i suoi avvocati hanno minimizzato e lo stesso Trump, cosa in contraddizione con la sua richiesta, sembra predisposto a farsi interrogare da Mueller contro il consiglio dei suoi legali. Trump ha anche continuato i suoi attacchi contro i vertici delle agenzie per la sicurezza americana. Il Presidente ha così minato la credibilità di importanti istituzioni americane come l’FBI e la CIA anche nei confronti della Russia, ma è ora esposto alle registrazioni di conversazioni compromettenti con il suo avvocato Michael Cohen mentre il primo agosto è partito l’imbarazzante processo contro il suo ex capo della campagna elettorale, Paul Manafort; In luglio ha accettato malvolentieri le dimissioni del suo amico Scott Pruitt, il controverso e spericolato (soprattutto sul piano delle spese) segretario per l’Ambiente e ha scelto Brett Kavanagh come nuovo giudice della Corte Suprema al posto del moderato Anthony Kennedy. Kavanagh, 53 anni, serve nella Corte d’Appello del Distretto di Columbia, ha un passato giuridico conservatore, allineato con il movimento antiaborto e contro il diritto dei gay al matrimonio.

La parte liberale e progressista del paese teme che una maggioranza di sei a tre nella Corte Suprema potrebbe persino abolire la storica sentenza Roe contro Wade, che attribuisce alla donna la scelta di rinunciare a una gravidanza. Sul fronte immigrazione, Trump ha dato l’impressione di moderare la sua inflessibilità contro gli immigrati illegali, che aveva portato alla separazione alla frontiera di figli minori dai loro genitori.

Le immagini in arrivo dai campi di prigionia avevano lacerato il paese e lo avevano danneggiato, per questo Trump ha ceduto, senza però cambiare l’impostazione di fondo.

Il Presidente ha rivendicato – giustamente in questo caso – il merito del successo economico americano: l’economia ha mostrato per il secondo trimestre 2018 un tasso di crescita del 4,1%, senza precedenti per altri trimestri di questa ripresa e straordinario per essere nel nono anno consecutivo di crescita. Sul fronte economico c’è da registrare la forte flessione dei tecnologici, volatili più di altri settori, e per noi la grave perdita di Sergio Marchionne, una perdita non solo per il gruppo FCA, ma per l’intero impianto sui cui poggiano le relazioni Italia Stati Uniti.

Nell’insieme il mese di luglio, nonostante le polemiche, le contraddizioni e le tensioni, è stato un mese positivo per la tenuta e addirittura per un aumento dell’indice di gradimento di Trump, assestato secondo alcuni sondaggi fino a un massimo del 48% rispetto al 45% di appena un mese fa, un indicatore non irrilevante per la marcia verso elezioni di metà mandato a novembre. Elezioni che saranno sempre più un referendum nei confronti della Casa Bianca e che il Presidente intende vincere per mantenere la maggioranza repubblicana in Congresso.

I democratici reagiscono mobilitando molti esponenti della leadership per la corsa del 2020 e identificando candidati giovani ora di centro ora di sinistra a seconda della caratterizzazione del distretto. Di certo la battaglia a novembre sarà durissima, la posta in gioco altissima, l’esito incerto. Per questo l’appuntamento di metà mandato già domina ogni mossa politica della Casa Bianca, della maggioranza e dell’opposizione.

A fronte di questo ricco, persino troppo ricco giro d’orizzonti per un solo mese, la partita nel teatro europeo è certo il più importante sviluppo del mese di luglio, cosa che ci riguarda più da vicino perchè ha generato confusione e apparente incapacità di affrontare Donald Trump con il giusto metro sia politico che di comunicazione.