Economia e Finanza

A cura di Mario Calvo-Platero

• Valutazioni congiunturali e politiche sugli Stati Uniti •

Il quadro internazionale ha subito un peggioramento di facciata con la fine del mese di maggio. L’esplosione di tensioni commerciali fra alleati per iniziativa americana, il primo governo populista in Italia e nell’area dei paesi fondatori dell’Unione Europea, la crisi di governo in Spagna, l’uscita dell’America dall’accordo nucleare con l’Iran con l’aumento di tensioni in Medio Oriente hanno creato una reazione a caldo di preoccupazione generalizzata. In realtà, la posizione aggressiva americana sul fronte commerciale è per ora più tattica e negoziale che strategica; gli altri paesi firmatari hanno mantenuto l’accordo con l’Iran e per l’Italia, dopo momenti di alta tensione con ripercussioni globali si è raggiunto un compromesso per un nuovo governo, compromesso accolto bene negli ambienti americani rassicurati dal fatto che si potesse uscire da una condizione di incertezza per i mercati e dalle rassicurazioni di fondo da esponenti del nuovo governo sulla permanenza dell’Italia nell’area euro. Questo per dire che pur tra le mille preoccupazioni non ci troviamo davanti a svolte potenzialmente traumatiche per i mercati nel medio periodo. Vi saranno certamente reazioni a breve. Del resto fin dall’inizio dell’anno abbiamo indicato che il 2018 sarebbe stato caratterizzato da momenti di forte volatilità. Gli elementi che consentono di avere un quadro di medio termine positivo riguardano la tenuta della crescita americana che potrebbe aggirarsi fra il 3 e il 4% per il 2018 o comunque nella seconda dell’anno, una buona performance dei profitti aziendali e una tenuta del tasso di crescita mondiale che dovrebbe persistere attorno al 4% (l’ultima stima dell’FMI è per una crescita del 3,9%). Un punto di verifica importante sarà il vertice del G7 che si terrà in Canada nel fine settimana.

Attesa anche per le riunioni del 12/13 giugno del Federal Open Market Committee della Federal Reserve: il flight to quality ha portato a un temporaneo calo dei rendimenti in America, possibile che la Fed confermi un altro aumento dei tassi in occasione delle riunioni del Comitato Monetario? La Fed d’altra parte ha ignorato i segnali di tensione in arrivo dai mercati e ha eliminato alla fine di maggio gran parte delle regole della Volcker Rule che cercavano di limitare le libertà delle banche di condurre operazioni speculative per proprio conto.

In politica estera è il fronte nucleare ad aver dominato il mese di maggio con l’uscita dell’America dall’accordo sul nucleare iraniano e con gli alti e bassi nella relazione USA con la Corea del Nord, con cancellazione prima e riapertura subito dopo dell’ipotesi del vertice Kim/Trump a Singapore. Sempre verso la fine maggio inoltre, le navi da guerra americane hanno fatto manovre nelle acque dei Mari Cinesi del Sud considerate da Pechino (illegalmente) suo territorio, tensione Washington/Pechino che non ha certo aiutato a migliorare il quadro di fondo generale. Sul piano interno la vicenda del Russia Gate si è allargata a presunte interferenze di paesi del Golfo Arabia Saudita inclusa nelle elezioni americane. Secondo Rudy Giuliani però il procuratore Mueller chiuderà l’inchiesta a settembre. Questo anche per evitare che vi siano interferenze sulle elezioni di novembre. L’attenzione di tutti negli Stati Uniti è orami sempre più rivolta proprio a quelle elezioni e ai possibili riequilibri delle maggioranze.