Economia e Finanza

A cura di Mario Calvo-Platero

• Valutazioni congiunturali e politiche sugli Stati Uniti •

A parte qualche interessante diversione sul commercio (Messico e Canada) e nuovi ostacoli sul fronte nordcoreano, il mese di agosto in America è stato caratterizzato da un intenso, polemico dibattito politico/economico interno che ha messo ancora più a fuoco rispetto a quel che capitò nel mese di giugno le tematiche chiave per la corsa finale verso le elezioni di metà mandato a novembre. Tre elementi chiave hanno dominato il dibattito, 1) le elezioni speciali e le primarie in alcuni stati importanti, collaudo generale per novembre, con risultati non ancora chiarissimi per ambo i partiti,  ma non necessariamente rassicuranti per Trump; 2) gli sviluppi sull’inchiesta del Procuratore Speciale Mueller, con la condanna per varie forme di frode fiscale di Paul Manafort ex Presidente della campagna di Trump; le confessioni di Michael Cohen l’ex avvocato di Trump che ha accettato di collaborare con la giustizia in cambio di una pena più mite per le sue violazioni della legge. In un altrettanto drammatico processo Cohen ha accusato Trump di collusione e di aver non solo autorizzato i pagamenti ma orchestrato la strategia per ottenere il silenzio di due porno star, in un momento chiave della corsa elettorale per la presidenza del 2016; 3) i funerali che hanno onorato in grande forma bipartisan per cinque giorni la memoria di John McCain nemico politico e morale di Trump. La confluenza di questi tre elementi ha messo a fuoco le direttrici su cui si combatteranno le elezioni chiave del 6 novembre per il rinnovo dell’intera Camera, 435 seggi, di un terzo del Senato + 2 indipendenti, totale 35 seggi senatoriali e di ben 39 governatori. Tradizionalmente, un elemento chiave nelle elezioni è giocato dall’economia, economia cresciuta a un ritmo annuale del 4,2% per il secondo trimestre (contro il 4.1% della prima lettura) fattore che, insieme a una borsa che resta nervosa, ma di nuovo su livelli da massimo storico, gioca decisamente a favore di Trump. Un elemento imprevisto ha disturbato un quadro economico interno idilliaco sul piano occupazione/crescita/profitti: la crisi turca. Una crisi politica oltre che economica ha avuto un effetto boomerang in America: se il percorso su cui Trump vuole avviare il paese alle prossime elezioni, è di un maggiore autoritarismo e di una maggiore centralizzazione del potere, l’esempio di Erdogan non aiuta. Prima di tutto sul piano economico. La Turchia ha sofferto della sfiducia dei mercati e una forte svalutazione a ha trascinato in una zona di preoccupante ombra molte economie emergenti. La possibilità di un contagio ha sfiorato anche l’Italia, molto seguita da questa parte dell’Atlantico in vista della prossima legge finanziaria.