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RITRARRE IDENTITA’
Intorno all’arte di Zanele Muholi

 

In occasione della mostra “Nobody can love you more than you”, dell’artista ZANELE MUHOLI (Umlazi, Durban 1972) MARCELLA BECCARIA, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, ci guida in un breve viaggio attraverso le identità alternative nella storia dell’arte. L’incontro vuole esser l’occasione per un approfondimento sul lavoro dell’artista sudafricana e una chiave per nuove letture dello stesso.

Zanele Muholi, nelle parole di Marcella Beccaria, emerge come un’artista coraggiosa che utilizza un linguaggio formale tipico della tradizione fotografica, la stampa in bianco nero su gelatina d’argento, per veicolare un contenuto che esula da ciò che può essere chiamato “tradizione”. Parliamo infatti di un’ attivista visuale che concentra la propria pratica artistica e insieme, l’ impegno politico – sociale, sulla comunità LGBTI nel proprio paese di origine: il Sud Africa. Un contesto d’eccezione, parlando di discriminazione delle minoranze, poiché malgrado ciò che si possa pensare, il Sud Africa è lo stato, tra quelli africani, con la costituzione più avanzata. Ciò che tuttavia vediamo rispettato sulla carta è contraddetto dal teatro di violenze che si palesa nella quotidianità.

Marcella Beccaria ricostruisce una personale costellazione di riferimenti che connettono l’ attivista visuale sudafricana ad alcuni significativi artisti impegnati ad indagare l’identità come manifestazione di una condizione. Artisti capaci di trasmettere  il “non visibile nella fotografia” , qualcosa che, senza esplicitarsi, coinvolge lo spettatore fino talvolta a ferirlo. Quell’elemento che Roland Barthes amava chiamare Punctum.

A partire da David Goldblatt, narratore straordinario molto caro a Zanele e testimone diretto dell’ Apartheid, il percorso prosegue attraverso Jurgen Schadeberg, Enris Cole, Jeanne Moutoussamy-Ashe, Joan E. Biren, Claude Cahun, Nan Goldin, Catherine Opie. E’ con un balzo nella storia, osservando il dipinto di Antoon Van Dyck, Ritratto di Elena Grimaldi Cattaneo, che si conclude un’ interessante lettura di come le “minoranze” siano state ritratte nell’evoluzione della storia dell’arte.