per l’Arte

Prospettive

Lorenzo Vitturi
Money Must Be Made


Tosetti Value è orgogliosa di proseguire la ricerca Prospettive sul mondo globalizzato, ospitando la mostra “Money Must Be Made” dell’artista italiano Lorenzo Vitturi. La mostra ci porterà nel cuore del Balogun Market a Lagos in Nigeria per osservare e riflettere circa gli effetti della gentrificazione nella società e nel tessuto urbano di oggi. 

È una pratica complessa, quella di Lorenzo Vitturi, che ama contaminare culture e discipline, materiali e immagini, a partire da una vicenda biografica che lo ha portato dall’Italia a Londra, e da qui a frequentare luoghi differenti del globo, tra cui Lagos in Nigeria, che fa da innesco e da sfondo alle opere presentate in questa occasione. Anzitutto, c’è il mondo, nella sua infinita varietà di modi d’essere e d’apparire: la realtà frammentata e meticciata della nostra contemporaneità, nella quale persone e oggetti si trasformano in continuazione, assumono identità multiple, spesso inedite, a volte manifeste, altre nascoste. Saper vedere, all’interno di questi frammenti, di questi scarti, l’immagine possibile, la forma potenziale che ad essi dà nuovo senso, è tra le caratteristiche primarie del lavoro di Vitturi, certo ne è un segno distintivo, nel quale l’esperienza personale si fonde con una più ampia visione del mondo, e con il desiderio di ridirlo con parole diverse. Sembrano quasi crescere per autocostruzione, gli oggetti che l’artista pone davanti all’obiettivo o direttamente davanti allo spettatore, assumendo forme memori di quelle antropomorfe che per millenni hanno costituito l’origine della scultura, sotto ogni latitudine e in ogni sistema culturale e iconografico. Allo stesso modo, i colori si diffondono sugli oggetti e sulle superfici con una naturalezza che li spoglia delle loro pur evidenti ragioni formali, per trasformare l’intero campo visivo in una festa cromatica che modifica il mondo (così come il mondo modifica gli oggetti e le cromie, nel momento in cui li ricopre di una patina che tutto uniforma, una sorta di doublure silenziosa ma non per questo meno presente). Fotografia, allora, ma che è impensabile senza la scultura, senza l’installazione, senza la pittura; invenzione, allora, ma che non è pensabile senza la realtà, senza i resti di un quartiere londinese, senza gli accumuli di un mercato africano, senza le persone che danno a questi luoghi la loro identità, che l’artista restituisce per via di addizione, aggiungendo le sue immagini a quelle già esistenti, senza apparente sforzo. Fino ad arrivare al punto in cui gli stessi tessuti appaiono sulle pareti, parlano letteralmente la lingua del luogo, come si trattasse di un registratore visuale, che invece delle voci riporti le parole.  In una paradossale forma di realismo che sostituisce la descrizione della realtà (la documentazione, per usare un termine più specificamente fotografico) con la sua ricostruzione, nemmeno troppo fantastica o simbolica.

Walter Guadagnini

In collaborazione con
Camera – Centro Italiano per la Fotografia
T293, Roma
Flowers Gallery, Londra

7th Floor Internal View
Catalogo della mostra