per l’Arte

Prospettive

Danila Tkachenko
A special selection from “Restricted Areas”

 

Tosetti Value, con la gentile collaborazione della Galleria del Cembalo, è lieta di presentare A special selection from “Restricted Areas”, fotografie dell’artista russo Danila Tkachenko.

Gli Stati Uniti d’America definirono la missione Apollo 13 il fallimento di maggior successo della NASA, a sottolineare il valore che sta all’interno di un insuccesso: il lavoro zelante svolto dai tecnici e dagli uomini dietro alla missione. Questa non è la modalità con cui la Russia ha costruito la propria narrazione in questo secolo. Nel freddo e nella neve dei confini che sono stati, quelli dell’ex Unione Sovietica prima delle molteplici dichiarazioni di indipendenza dei paesi sulla cintura balcanica, Danila Tkachenko ha scattato uno ad uno, con un punto di vista e un’enfasi quasi ritrattistiche, i cenotafi della grandezza di un impero disfatto, che oggi, a distanza di più di mezzo secolo, sembra di nuovo prendere le misure della propria sete egemonica lustrando i muscoli agli occhi dell’Europa e degli Stati Uniti.

Se una fotografia scattata oggi documenta un segno della nostra contemporaneità che (non di rado), per essere compreso, deve essere visto con le lenti del passato, quei luoghi nevosi, assorbiti da un rumore bianco, sembrano riemergere con inaspettata e austera imperiosità. In questo mondo quasi parallelo di quello che poteva essere e che invece non è stato, possiamo passare la notte a Čeljabinsk-40, città fantasma, emersa sulle cartine ufficiali solo nel 1994. Possiamo leggere il passaggio dalla Russia operaia che scava miniere nel Komi a quella bellica, che trasforma il sito estrattivo e la sua urbanistica in un’area di test per missili e bombe, utilizzando il centro culturale come primo bersaglio. La storia di un’egemonia, ci insegna questo viaggio, è anche fatta di mitologia e mitopoiesi. È il caso dell’antenna per comunicazioni interplanetarie di Arkhangelsk, costruita per comunicare con gli insediamenti russi su altri pianeti, forse altri sistemi solari. Queste voci rimarranno inascoltate, come quelle dei “conquistatori dello spazio” cui è stato preventivamente dedicato un monumento in Mosca sulla cui sommità, ironicamente, reboa un missile ispirato alla forma del cugino tedesco V2.

Questa altissima perversione per l’utopia ci porta a riflettere non solo su cosa rimanga oggi del potere russo, ma sul perché sia stato necessario alimentarlo e poi, persa la prima tappa di una gara al dominio occidentale, su quale sia stato il meccanismo di elusione, nascondimento delle tracce, cancellazione della memoria e delle sue azioni. Come nell’immagine che documenta le prove di un recente test sull’inquinamento delle acque del lago vicino alla città scientifica, prima inaccessibile, di Cěljabinsk, dove nel 1957 avvenne un disastro nucleare rimasto segreto. Un’area che ci sembra lontana anni luce dalla nostra vita, e che eppure, sotto il biancore luminescente della neve, porta ancora le tracce vive e recenti di chi in quell’utopia è stato costretto a viverci dentro.

Danila Tkachenko scatta una Russia post-imperiale che ai nostri occhi assume diverse forme di interesse: collocare questo canone egemonico e monumentale nel nostro rapporto con un paese sterminato, ed oggi cardine nelle relazioni internazionali, portare agli occhi di noi europei post-moderni interrogativi calibrati se non sul destino, sul trend dell’economia e delle scelte politiche di Putin anche alla luce di ricerche socio-storiche come questa ed infine mostrarci, seppur con un aroma forse passatista, che le utopie e i monumenti se ispirati da valori condivisi possono anche ardere nella nostra fosca via come pulsanti stelle polari.

 

Catalogo della mostra